Mentre tutti gli animali della
foresta si domandavano se il piccolo coniglietto sarebbe rimasto in vantaggio
per tutta la durata della corsa, dall’altra parte del regno animale si stava
consumando un dramma. Mastro castoro, ormai anziano e con pochi altri giorni da
vivere, doveva decidere a quali dei due figli lasciare la gestione dell’intero
sistema di canali, chiuse, dighe e sbarramenti tanto utili a tutti gli animali.
Così non sapendo a quale figlio lasciare il titolo di “Mastro”, decise di
metterli alla prova in una prova di abilità. “Figli miei” esordì Mastro
castoro, “come saprete mi restano pochi giorni da vivere. Prima di andarmene da
questa foresta, devo essere sicuro che il sistema idrico dei castori sia
lasciato in ottime mani. Spetterà ad uno di voi prendersi cura delle nostre
dighe e lo farà colui che riuscirà ad abbattere per primo una delle due querce
gemelle che si trovano nella Grande Valle. La sfida inizierà al sorgere del
nuovo giorno.” I due fratelli ascoltarono con preoccupazione le gravi parole
del padre e senza dire una parola
batterono la grande coda sul terreno in segno di approvazione. Il giorno
seguente i due fratelli si incontrarono all’alba nella Grande Valle. Davanti ai
lori occhi si stagliavano, maestose ed imponenti, le due querce più grandi di
tutta la foresta. Erano identiche per forma e dimensione e l’abbraccio di dieci
orsi adulti non sarebbe bastato a circoscrivere il loro tronco. Il castoro più
piccolo, data la scarsa esperienza maturata nel bosco a rosicchiare gli alberi,
si gettò a capofitto sul tronco del grosso albero, iniziando a mordere
avidamente il legno della quercia. L’altro fratello, il più grande dei due, si
limitò ad osservare il tronco dell’imponente albero: gironzolò per alcune volte
intorno al tronco, tastò la corteccia per verificarne la consistenza e
assaggiò, con i suoi dentoni, un rametto di quercia; poi, come era arrivato,
tornò alla tana. Prima del tramonto tornò anche il più piccolo con un dente
rotto e le gengive sanguinanti. “Com’è andata?” chiese il maggiore. “Direi
bene, ho intaccato ben benino la corteccia, credo di farcela in pochi giorni. E
tu, invece? Te ne sei andato subito.” Il fratello maggiore sorrise e disse: “Ho
valutato bene il problema, domani inizierò anche io a rosicchiare. Adesso dormiamo,
domani sarà dura per entrambi.” L’indomani, davanti alle querce, si presentò
soltanto il fratello maggiore, il più piccolo era stato fermato da un tremendo
mal di denti. Iniziando a rosicchiare pian pianino, partendo dalla parte più
molle esposta a nord, il castoro più grande recuperò in poche ore lo svantaggio
accumulato il giorno precedente. Si riposava ogni tanto e poi riprendeva a
rosicchiare, finchè, verso il tramonto sentì un enorme “CRACK” e la quercia si
abbatte al suolo. Tornato alla tana il piccolo fratello gli chiese: “Hai fatto
progressi?” Nascondendo tutta la vanità, l’altro disse: “Si, ho abbattuto la
quercia. Mi dispiace.” A quelle parole il fratello più piccolo tirò un lungo
sospiro e disse: “Che stupido che sono stato. Come potevo pensare di abbattere
una quercia imponente in poche ore. Sono stato uno sciocco. Per quanto sia
giovane e forte mi manca ancora qualcosa… La pazienza.”