mercoledì 16 gennaio 2013

La sposa del Re

Al giovane leone, appena diventato re della foresta, tutti consigliarono di prender moglie e mettere su famiglia. Il nuovo re della foresta, però, non ne voleva sapere di trovare moglie, si sentiva forte, prestante, giovane, bello e fiero e se non bastasse tutte le femmine della foresta gli facevano la corte. Una mattina il saggio gufo andò a posarsi sul ramo sotto al quale il re stava sonnecchiando. “Oggi è una splendida giornata Sire. Il sole brilla alto nel cielo, gli animali sono tranquilli e una fresca brezza scende dai monti.” Svegliato dal sonnellino, il giovane re, disse sbadigliando: “Cosa vuoi dirmi Gufo?” Il piccolo pennuto si fece coraggio e disse: “Mio Re, ormai sono diversi giorni che governi tutti gli animali della foresta. Un compito difficile che non dovrebbe subire distrazioni. Pensa, mio Re, a quanto è complicato gestire l’accesso alle pozze d’acqua durante le ore più calde della giornata: da una parte i coccodrilli e gli ippopotami che rivendicano il loro ambiente e dall’altra tutti noi che vogliamo abbeverarci. Una questione complicata che merita molta attenzione. Basta una distrazione e succede un pandemonio. Tutto questo per dirti che anche per te è arrivato il momento di prendere moglie. Non puoi continuare a gironzolare per la foresta di notte e dormire tutto il giorno. Ci sono molte questioni che devono essere affrontate e non si possono affrontare dormendo.” Il giovane leone non fece una piega, distese le lunghe gambe per stirarsi dal sonno e rivolto al saggio gufo disse: “Bene gufo. Dato che sei l’animale più saggio della foresta consigliami sul da farsi.” A quelle parole anche il gufo, in tutta la sua saggezza, si sentì in profondo imbarazzo. “Mio Re, quello che mi chiedi è una questione assai delicata. Concedimi un giorno per pensare.” Detto questo il pennuto si alzò in volo e si allontanò. L’indomani il gufo tornò a far visita al suo re: “Sire, dovremmo indire una competizione tra tutte le femmine della foresta e alla fine scegliere la migliore e la più determinata.” Il re divertito rispose: “E sia. Allestirò una corsa di resistenza tra tutte le femmine della foresta. Colei che vincerà siederà alla mia destra.” Detto fatto iniziarono i preparativi per la grande corsa. Furono appesi manifesti ad ogni albero della foresta, i portavoce del re andarono in ogni grotta, nido, caverna e tana a raccogliere iscrizioni e gli aiutanti del re iniziarono a preparare il percorso. Il giorno della corsa si presentarono a decine, ogni femmina dalla foresta, saputo che il re cercava moglie, non tardò a presentarsi ai nastri di partenza. La prima che si presentò fu la bella, sinuosa ed affascinante pantera, la favorita per la vittoria, che più volte aveva fatto girare la testa al giovane re. Oltre a lei il re si accorse anche di una piccolissima coniglietta che, con pochissime possibilità di vittoria, aveva comunque deciso di prendere parte alla gara nella speranza di diventare un giorno la moglie del re della foresta. Appena fu tutto pronto, il re dette il via alla competizione con uno dei suoi tremendi ruggiti. Un enorme polverone si alzò alto nel cielo e decine di femmine di ogni specie animale iniziarono a correre per la foresta. La corsa consisteva in un lungo tragitto che anche il corridore più veloce della foresta, non avrebbe percorso prima di tre giorni. Il saggio gufo, non aveva puntato a trovare per il suo re la femmina più bella o la più atletica, ma ben si quella più determinata; ed una corsa di resistenza avrebbe fatto emergere, sulla distanza, la determinazione necessaria per diventare la regina della foresta. La corsa procedeva e fuori da ogni pronostico in testa si trovava la coniglietta che aveva staccato, dietro di se, tutti gli altri animali, compresa la favorita: la pantera. Tutti avevano sottovalutato le caratteristiche del piccolo coniglio che adesso si trovava a comandare la corsa. La domanda che iniziava ad aleggiare era soltanto una: “Riuscirà la conigletta a restare in testa per tutto il resto della corsa e vincere l’ambito premio?” Ogni animale in cuor suo sperava che a vincere fosse il piccolo coniglio. A dire il vero lo sperava anche il giovane re. Allo stesso tempo tutti gli animali sapevano che tutto dipendeva dalla volontà della piccola coniglietta.

sabato 5 gennaio 2013

Il giovane bufalo

Come ogni anno migliaia di bufali si spostano all’unisono verso i verdi prati del Sud, lasciandosi alle spalle le fredde e corte giornate invernali. Attraverso le vaste praterie dell’America del Nord un giovane bufalo, accompagnato dal bufalo più anziano della mandria, stava tentando di ricongiungersi al branco che li precedeva di alcuni giorni. I due bufali si conoscevano a malapena, ma quella sarebbe stata l’occasione giusta per conoscersi meglio. Due bufali, uno giovane e l’altro destinato al tramonto, insieme nelle sterminate praterie americane. Durante il cammino il giovane bufalo parlava a più non posso. “Capisci vecchio, io vorrei diventare un buon capo mandria. Vorrei poter guidare il branco attraverso le praterie alla ricerca dei pascoli più lussureggianti e avere per me tutte le bufale del gruppo.” Il vecchio bufalo ascoltava e di tanto in tanto guardava divertito il ruspante bufalo senza dire una sola parola. “Guardami vecchio. Cosa mi manca per ottenere quello che voglio? Ho due bellissime corna, un manto lucido e folto, delle spalle forti e robuste e se non bastasse non mi faccio un bagno da un mese. I maschi dovrebbero temermi e le femmine innamorarsi di me. Cos’è che mi manca, Vecchio?” Ancora una volta il vecchio bufalo non rispose. Intanto le ore passavano e i due bufali si avvicinavano sempre di più al branco che li precedeva. Giunti in cima ad una collina i due si fermarono. Davanti a loro si stendeva, nell’immensa prateria verdeggiante, l’intera mandria di bufali. Finalmente avevano raggiunto il branco, dovevano solo scendere la collina e sarebbero stati di nuovo a casa. “Che aspetti Vecchio! Scendiamo questa collina a rotta di collo e raggiungiamo quelle belle bufalotte! Vediamo chi riesce a far innamorare la prima bufala!” disse il giovane bufalo iniziando a correre a più non posso giù per la collina. “Meglio risparmiare le forze e innamorarsi di tutte che arrivare stremati e non avere le energie nemmeno per una carezza. Prima mi hai chiesto cosa ti mancasse per realizzare i tuoi sogni. La pazienza giovane amico, la pazienza.” Rispose il vecchio bufalo per la prima volta.

Il giovane bufalo aveva tutti i mezzi per poter ottenere quello che voleva: aveva il manto dei bufali più maturi, due lunghe corna, enormi spalle e l’odore inconfondibile di tutti i bufali. Insomma al giovane bufalo non mancava niente se non la pazienza.