Al giovane leone, appena
diventato re della foresta, tutti consigliarono di prender moglie e mettere su
famiglia. Il nuovo re della foresta, però, non ne voleva sapere di trovare
moglie, si sentiva forte, prestante, giovane, bello e fiero e se non bastasse
tutte le femmine della foresta gli facevano la corte. Una mattina il saggio
gufo andò a posarsi sul ramo sotto al quale il re stava sonnecchiando. “Oggi è
una splendida giornata Sire. Il sole brilla alto nel cielo, gli animali sono
tranquilli e una fresca brezza scende dai monti.” Svegliato dal sonnellino, il
giovane re, disse sbadigliando: “Cosa vuoi dirmi Gufo?” Il piccolo pennuto si
fece coraggio e disse: “Mio Re, ormai sono diversi giorni che governi tutti gli
animali della foresta. Un compito difficile che non dovrebbe subire
distrazioni. Pensa, mio Re, a quanto è complicato gestire l’accesso alle pozze
d’acqua durante le ore più calde della giornata: da una parte i coccodrilli e
gli ippopotami che rivendicano il loro ambiente e dall’altra tutti noi che
vogliamo abbeverarci. Una questione complicata che merita molta attenzione.
Basta una distrazione e succede un pandemonio. Tutto questo per dirti che anche
per te è arrivato il momento di prendere moglie. Non puoi continuare a
gironzolare per la foresta di notte e dormire tutto il giorno. Ci sono molte
questioni che devono essere affrontate e non si possono affrontare dormendo.”
Il giovane leone non fece una piega, distese le lunghe gambe per stirarsi dal
sonno e rivolto al saggio gufo disse: “Bene gufo. Dato che sei l’animale più
saggio della foresta consigliami sul da farsi.” A quelle parole anche il gufo,
in tutta la sua saggezza, si sentì in profondo imbarazzo. “Mio Re, quello che
mi chiedi è una questione assai delicata. Concedimi un giorno per pensare.”
Detto questo il pennuto si alzò in volo e si allontanò. L’indomani il gufo
tornò a far visita al suo re: “Sire, dovremmo indire una competizione tra tutte
le femmine della foresta e alla fine scegliere la migliore e la più
determinata.” Il re divertito rispose: “E sia. Allestirò una corsa di
resistenza tra tutte le femmine della foresta. Colei che vincerà siederà alla
mia destra.” Detto fatto iniziarono i preparativi per la grande corsa. Furono
appesi manifesti ad ogni albero della foresta, i portavoce del re andarono in
ogni grotta, nido, caverna e tana a raccogliere iscrizioni e gli aiutanti del
re iniziarono a preparare il percorso. Il giorno della corsa si presentarono a
decine, ogni femmina dalla foresta, saputo che il re cercava moglie, non tardò
a presentarsi ai nastri di partenza. La prima che si presentò fu la bella,
sinuosa ed affascinante pantera, la favorita per la vittoria, che più volte
aveva fatto girare la testa al giovane re. Oltre a lei il re si accorse anche
di una piccolissima coniglietta che, con pochissime possibilità di vittoria,
aveva comunque deciso di prendere parte alla gara nella speranza di diventare
un giorno la moglie del re della foresta. Appena fu tutto pronto, il re dette
il via alla competizione con uno dei suoi tremendi ruggiti. Un enorme polverone
si alzò alto nel cielo e decine di femmine di ogni specie animale iniziarono a
correre per la foresta. La corsa consisteva in un lungo tragitto che anche il
corridore più veloce della foresta, non avrebbe percorso prima di tre giorni.
Il saggio gufo, non aveva puntato a trovare per il suo re la femmina più bella
o la più atletica, ma ben si quella più determinata; ed una corsa di resistenza
avrebbe fatto emergere, sulla distanza, la determinazione necessaria per
diventare la regina della foresta. La corsa procedeva e fuori da ogni
pronostico in testa si trovava la coniglietta che aveva staccato, dietro di se,
tutti gli altri animali, compresa la favorita: la pantera. Tutti avevano
sottovalutato le caratteristiche del piccolo coniglio che adesso si trovava a
comandare la corsa. La domanda che iniziava ad aleggiare era soltanto una:
“Riuscirà la conigletta a restare in testa per tutto il resto della corsa e
vincere l’ambito premio?” Ogni animale in cuor suo sperava che a vincere fosse
il piccolo coniglio. A dire il vero lo sperava anche il giovane re. Allo stesso
tempo tutti gli animali sapevano che tutto dipendeva dalla volontà della
piccola coniglietta.
Un blog da leggere come un libro. Fatto di piccoli scritti inediti e originali. Buona lettura Davide Petrini
mercoledì 16 gennaio 2013
sabato 5 gennaio 2013
Il giovane bufalo
Come ogni anno migliaia di bufali
si spostano all’unisono verso i verdi prati del Sud, lasciandosi alle spalle le
fredde e corte giornate invernali. Attraverso le vaste praterie dell’America
del Nord un giovane bufalo, accompagnato dal bufalo più anziano della mandria,
stava tentando di ricongiungersi al branco che li precedeva di alcuni giorni. I
due bufali si conoscevano a malapena, ma quella sarebbe stata l’occasione
giusta per conoscersi meglio. Due bufali, uno giovane e l’altro destinato al
tramonto, insieme nelle sterminate praterie americane. Durante il cammino il
giovane bufalo parlava a più non posso. “Capisci vecchio, io vorrei diventare
un buon capo mandria. Vorrei poter guidare il branco attraverso le praterie
alla ricerca dei pascoli più lussureggianti e avere per me tutte le bufale del
gruppo.” Il vecchio bufalo ascoltava e di tanto in tanto guardava divertito il
ruspante bufalo senza dire una sola parola. “Guardami vecchio. Cosa mi manca
per ottenere quello che voglio? Ho due bellissime corna, un manto lucido e
folto, delle spalle forti e robuste e se non bastasse non mi faccio un bagno da
un mese. I maschi dovrebbero temermi e le femmine innamorarsi di me. Cos’è che
mi manca, Vecchio?” Ancora una volta il vecchio bufalo non rispose. Intanto le
ore passavano e i due bufali si avvicinavano sempre di più al branco che li
precedeva. Giunti in cima ad una collina i due si fermarono. Davanti a loro si
stendeva, nell’immensa prateria verdeggiante, l’intera mandria di bufali.
Finalmente avevano raggiunto il branco, dovevano solo scendere la collina e
sarebbero stati di nuovo a casa. “Che aspetti Vecchio! Scendiamo questa collina
a rotta di collo e raggiungiamo quelle belle bufalotte! Vediamo chi riesce a
far innamorare la prima bufala!” disse il giovane bufalo iniziando a correre a
più non posso giù per la collina. “Meglio risparmiare le forze e innamorarsi di
tutte che arrivare stremati e non avere le energie nemmeno per una carezza. Prima
mi hai chiesto cosa ti mancasse per realizzare i tuoi sogni. La pazienza
giovane amico, la pazienza.” Rispose il vecchio bufalo per la prima volta.
Il giovane bufalo aveva tutti i
mezzi per poter ottenere quello che voleva: aveva il manto dei bufali più
maturi, due lunghe corna, enormi spalle e l’odore inconfondibile di tutti i
bufali. Insomma al giovane bufalo non mancava niente se non la pazienza.
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