Il mare davanti a lui era
incredibilmente mosso, le onde impetuose si infrangevano sugli scogli sotto i
suoi piedi e il vento gli sferzava la faccia con freddi schizzi d’acqua. Il
cielo sopra di lui era cupo, pesanti nubi non facevano passare la luce del sole
e il vento impediva il volo dei gabbiani. Tutto era grigio e freddo. Era
strano, tutto molto strano: “Non sarebbe dovuto essere così…” pensò il ragazzo
sugli scogli. Ormai non si poteva tornare più indietro. Solo i codardi tonano
indietro. Tutt’intorno centinaia di persone guardavano con apprensione e
preoccupazione quel giovane ragazzo. La propaganda era ormai partita da mesi e
vedere un ragazzo attraversare un braccio di mare, pari a ventuno miglia
marine, e raggiungere l’isola dall’altra parte, era uno spettacolo che non si
poteva assolutamente perdere. In molti gli gridavano di non farlo e di lasciar
perdere ma le loro parole venivano rubate dal vento. Il ragazzo non le sentiva
e di conseguenza non se ne preoccupava. Era solo. Solo con le sue paure, solo
con il mare in burrasca, solo con se stesso. “Non si torna indietro.”
Continuava a ripetersi. Con lo sguardo rivolto verso l’isola si tolse la tuta.
I suoi piedi poggiavano sul duro e freddo scoglio. Sempre guardando l’isola si
infilò la cuffia sopra la testa. Venne poi il momento degli occhialini:
lentamente allargò l’elastico di gomma, se li portò agli occhi, si accertò che
aderissero bene alle cavità oculari e ancora una volta rivolse lo sguardo
all’isola. Adesso non sembrava più lui. Somigliava ad una creatura del mare,
liscia, acquatica. All’improvviso un sorriso gli comparve sulla faccia e si
tuffò in acqua. Tutto intorno il silenzio. La folla muta aspettava preoccupata
il riemergere dell’impavido ragazzo, mentre anche il vento aveva iniziato a calare.
Tutti trattenevano il fiato, natura compresa. Il giovane nuotatore riemerse, in
tutta la sua sfrontatezza, dalle acque fredde e salmastre di quel cupo mare.
Mordeva i denti dal dolore: i polmoni non si aprivano, i muscoli non si
contraevano, il cuore sparava sangue nelle vene e la vista si stava oscurando.
Il ragazzo lo sapeva benissimo, quello sarebbe stato il momento più difficile.
Riuscire o fallire, tutto si sarebbe deciso in quei pochi secondi. Il mare, il
freddo e ogni cosa al mondo lo tormentavano. Improvvisamente iniziò a nuotare.
Lo sapeva fare benissimo, fin da bambino. Una bracciata, un’altra e poi ancora
un’altra. L’isola non era poi così lontana. Per ogni metro che strappava al
mare, la corrente, lo spingeva indietro di due. Adesso dipendeva solo da lui.
“Non mollo” si ripeteva. Non poteva, non voleva. Alla fine fu il mare ad
arrendersi. Le correnti cessarono, il vento calò e le nubi lasciarono spazio al
sereno. Fu la natura a farsi da parte permettendo al giovane nuotatore di
raggiungere la sua isola.