sabato 23 novembre 2013

L'albero e lascia

L’ascia e l’albero sono nemici per la pelle. La prima mattina di primavera iniziò con un gran vociare: tutti gli alberi della foresta discutevano della nuova e temibile ascia in mano ai boscaioli. Il terrore si sparse rapidamente nel bosco e uno dopo l’altro molti alberi caddero sotto il morso d’acciaio dell’ascia. Al centro della foresta, in mezzo ad una radura illuminata dal sole, si ergeva l’albero più bello e ammirato di tutto il bosco: un melograno. Se ne stava li beato, tranquillo e ammirato da tutti gli altri alberi. Sotto le sue foglie gli animali, di passaggio, riposavano addentando le succose balauste, mentre gli uccellini vi facevano sosta tra un volo ed un altro. Non passò molto tempo prima che la spietata ascia trovasse il bel melograno. Quando i pochi alberi rimasti videro quello che stava per accadere, supplicarono l’ascia di risparmiare il piccolo albero dai fiori arancioni, senza però ricevere nessuna risposta.
<<Perché fai questo? Perché vuoi abbattere ciò che la natura ha creato? Hai solo un modo per farmi del male, e ti scongiuro, non farlo. Non affondare il tuo acciaio nel mio legno. Non commettere un atto così tremendo.>> disse l’indifeso melograno,
<<Non posso fare altro che questo. È la mia natura. Non sono  felice di questo e mi tormento, piangendo, ogni volta che finisco il mio lavoro. Non sono il frutto dell’unione come lo sei tu, io sono stata creata dal duro e freddo acciaio per abbattere alberi, boschi ed intere foreste.>> rispose l’ascia.
<<Allora fa il tuo lavoro! Sappi che riuscirai ad abbattermi ma non ad annientarmi: le mie radici resteranno ben ancorate a terra e da ciò che rimane rinascerò nuovamente. Germoglierà una nuova pianta, frutto della stessa unione che mi ha generato, più forte, più resistente e più bella.>> concluse il melograno.


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