L’ascia e l’albero sono nemici
per la pelle. La prima mattina di primavera iniziò con un gran vociare: tutti
gli alberi della foresta discutevano della nuova e temibile ascia in mano ai
boscaioli. Il terrore si sparse rapidamente nel bosco e uno dopo l’altro molti
alberi caddero sotto il morso d’acciaio dell’ascia. Al centro della foresta, in
mezzo ad una radura illuminata dal sole, si ergeva l’albero più bello e
ammirato di tutto il bosco: un melograno. Se ne stava li beato, tranquillo e
ammirato da tutti gli altri alberi. Sotto le sue foglie gli animali, di
passaggio, riposavano addentando le succose balauste, mentre gli uccellini vi
facevano sosta tra un volo ed un altro. Non passò molto tempo prima che la
spietata ascia trovasse il bel melograno. Quando i pochi alberi rimasti videro
quello che stava per accadere, supplicarono l’ascia di risparmiare il piccolo
albero dai fiori arancioni, senza però ricevere nessuna risposta.
<<Perché fai questo? Perché
vuoi abbattere ciò che la natura ha creato? Hai solo un modo per farmi del
male, e ti scongiuro, non farlo. Non affondare il tuo acciaio nel mio legno.
Non commettere un atto così tremendo.>> disse l’indifeso melograno,
<<Non posso fare altro che
questo. È la mia natura. Non sono felice
di questo e mi tormento, piangendo, ogni volta che finisco il mio lavoro. Non
sono il frutto dell’unione come lo sei tu, io sono stata creata dal duro e
freddo acciaio per abbattere alberi, boschi ed intere foreste.>> rispose
l’ascia.
<<Allora fa il tuo lavoro!
Sappi che riuscirai ad abbattermi ma non ad annientarmi: le mie radici
resteranno ben ancorate a terra e da ciò che rimane rinascerò nuovamente.
Germoglierà una nuova pianta, frutto della stessa unione che mi ha generato,
più forte, più resistente e più bella.>> concluse il melograno.
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